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La prima guerra mondiale

Le conseguenze di un conflitto senza eguali

 

In Niente di nuovo sul fronte occidentale il giovane soldato Paul Bäumer, dopo aver ascoltato i discorsi patriottici del suo insegnante sulla prima guerra mondiale, si arruola come volontario nell’esercito. Anche se ha soltanto diciannove anni e se il suo sogno è quello di diventare uno scrittore, va incontro alla guerra con decisione, come se si trattasse di una grande avventura.

Ma la disillusione per Paul e i suoi amici arriva subito: ci sono il freddo e la fame, e soprattutto ci sono le grida dei feriti a segnare le giornate in trincea. E i proiettili e le granate che cadono incessantemente sui soldati.

 “La terra scoppia davanti a noi. Dovunque piovono zolle […] Pronto, mi allungo, stendendomi piatto sulla terra; ma ecco un altro fischio: mi rannicchio, cerco istintivamente di coprirmi, sento qualcosa alla mia sinistra, mi ci avvinghio, essa cede, io gemo, la terra si apre, la pressione dell’aria tuona nelle mie orecchie, io mi appiatto sotto la cosa che cede, è legno, stoffa, copertura: un riparo, un miserabile riparo contro le schegge che schioccano giù. Apro gli occhi: le mie dita hanno avvinghiato una manica, un braccio: un ferito? Gli grido qualcosa; non risponde: un morto.

Quando venne dichiarata, la maggior parte dei cittadini era favorevole alla guerra. Migliaia di ragazzi si arruolarono volontariamente nell’esercito per difendere la propria patria, mossi da una visione romantica e animati da entusiasmo e ideali.

Ben presto, però, la guerra si rivelò molto diversa da come l’avevano immaginata: il nemico sparava da lontano senza neanche scorgere il loro viso; a ogni attacco si spegnevano tantissime vite e tutti i morti venivano seppelliti insieme nelle fosse comuni.
 

 
Tutto ciò non aveva nulla di eroico e i volontari come Paul e i suoi amici dovettero prenderne atto. La prima guerra mondiale rappresentò proprio questo: la disillusione dei valori e gli ideali in cui avevano creduto, lo smascheramento delle ipocrisie che le autorità avevano proposto loro.

Fu un conflitto senza eguali, non è un caso, infatti, se venne chiamata anche grande guerra. Il numero di paesi coinvolti, la quantità di soldati che combatterono, la potenza distruttiva delle armi impiegate, i primi episodi di violenza di massa nei confronti della popolazione civile, furono solo alcuni dei motivi per cui è considerata un fenomeno senza precedenti.

Comportò un tragico salto di qualità rispetto alle passate esperienze belliche della storia umana e portò alla morte di milioni di militari e di civili. Si combatté dal 28 luglio del 1914 all’11 novembre 1918. Furono mobilitati 66 milioni e 300mila soldati. Le vittime furono 9.360 in totale, i feriti 21 milioni, 7 milioni i prigionieri.

Alle perdite umane si aggiunse l’enorme distruzione di risorse materiali. Le potenze belligeranti si avvalsero dei notevoli progressi della tecnologia per eliminare il nemico. Comparvero i carri armati, le bombe a mano, i lanciafiamme, i gas velenosi furono utilizzati per la prima volta come armi da guerra.  Alla fine del conflitto, però, quelle stesse potenze si ritrovarono sommerse dai debiti e vi fecero fronte stampando banconote in eccedenza. Così diedero avvio a un forte processo inflazionistico che provocò profonde tensioni sociali. Il problema dell’inflazione si aggiunse a quello strutturale: la necessità di adattare l’economia alle esigenze di un paese che non era più in guerra.

La prima guerra mondiale in breve

Dietro la cosiddetta scintilla della guerra, cioè l’assassinio a Sarajevo (Serbia) dell’erede al trono degli Asburgo, Francesco Ferdinando, si nascondevano in realtà le mire espansionistiche di diversi Stati mossi da interessi capitalistici.

La Gran Bretagna voleva mantenere la propria supremazia ed era insidiata da Germania e USA. La Germania aspirava a diventare la più grande potenza in Europa. Per gli USA era l’occasione per diventare il primo paese al mondo.

Fu quindi il nazionalismo esasperato a creare il clima favorevole per lo scoppio e la durata del conflitto.

Dal momento in cui l’Austria dichiarò guerra alla Serbia, a catena tutte le nazioni si trovarono coinvolte e scattò il sistema delle alleanze: da una parte gli Stati dell’Intesa, che comprendevano Francia, Inghilterra, Russia, affiancata da Serbia, Belgio, Grecia e Romania; dall’altra Germania, Austria e Ungheria (Triplice Alleanza, cui partecipava anche l’Italia, che all’inizio non intervenne), insieme a Turchia e Bulgaria.

Nel giro di poco tempo il conflitto assunse una dimensione mondiale anche per gli scenari bellici, visto che si combatté, oltre che in Europa, nell’Impero ottomano, nelle colonie tedesche in Asia e su tutti i mari.

Tutti inizialmente si illusero che sarebbe durata poco, si protrasse invece per ben 4 anni. La rete ferroviaria trasportava ovunque soldati e forniture, la radiofonia facilitava enormemente la comunicazione. A un certo punto i paesi in guerra, i cui soldati erano ormai stremati, si convinsero che l’unico modo per terminarla velocemente era trovare nuovi alleati.

Nel 1917 ci fu una svolta. Uscì di scena la Russia, che al suo interno combatteva una guerra civile (la Rivoluzione d’ottobre). Ed entrarono in scena gli Stati Uniti, che preoccupati dell’instabilità politica ed economica dell’Europa, fornirono un notevole aiuto alle forze della Triplice Intesa. Il 1918 fu l’anno decisivo e segnò la conclusione delle ostilità.

Conseguenze economiche

Dal punto di vista storico, la prima guerra mondiale decretò il passaggio dall’Ottocento al Novecento cambiando il mondo per sempre. Produsse, infatti, profonde trasformazioni economiche, sociali, politiche e impose nuovi equilibri.

Il conflitto durò molti anni e fu particolarmente spietato. Per affrontarlo le potenze coinvolte furono costrette a produrre e usare materiali senza limiti, consumando rapidamente le risorse militari accumulate in precedenza.

L’investimento di enormi risorse comportò l’intervento del potere pubblico, gli Stati rastrellarono capitali, li investirono e decisero quanto e cosa produrre. Per non esasperare il malcontento popolare, chiesero prestiti nazionali ed esteri con la conseguenza di ritrovarsi presto sommersi dai debiti. Per farvi fronte iniziarono a stampare banconote in eccedenza provocando un’inflazione altissima.

Conseguenze sociali

La fine della guerra comportò anche la necessità di ritornare da un’economia di guerra a un’economia di pace. Per tutta la durata dello scontro, infatti, le industrie si erano specializzate nelle produzioni belliche. Ma una volta terminate le ostilità, molte attività fallirono risultando difficile, per tempo e mancanza di investimenti, riconvertire gli impianti per la produzione da bellica a civile. Aumentarono gli scioperi e si formarono partiti di operai e organizzazioni sindacali.

Cresceva il numero dei disoccupati, le industrie e le campagne non erano in grado di assorbire la manodopera formata da chi era tornato dal fronte. La difficile situazione portò a un aumento delle tensioni sociali, scioperi e agitazioni si verificarono un po’ dappertutto in Europa.

Le donne si erano ritrovate sole a gestire l’organizzazione familiare, ma avevano anche sostituito gli uomini impegnati al fronte nella produzione, facendo il loro ingresso in settori di attività dove erano da sempre state escluse. Anche in Parlamento ci fu una presa d’atto della prova importante che le donne avevano dato avviando così un processo irreversibile di emancipazione.

Conseguenze culturali

Sul piano culturale il primo dopoguerra segnò l’inizio di una nuova situazione storica caratterizzata dalla caduta delle certezze tradizionali e dall’emergere di una disincantata coscienza della precarietà della condizione umana, sullo sfondo di una generale crisi di disorientamento etico e politico.

Nuovi equilibri

L’Europa uscì devastata politicamente ed economicamente dalla prima guerra mondiale: crisi finanziaria, malcontento sociale e instabilità politica. Solo l’America non subì grossi danni, tanto da diventare in pochi anni la principale potenza del mondo, con l’esportazione di beni agricoli e industriali in tutti i mercati mondiali. In breve tempo l’Europa si ritrovò economicamente dipendente dagli USA che divennero i maggiori creditori mondiali. Il modello americano influenzò la cultura europea attratta dal benessere e dal progresso di cui l’America si faceva portatrice.

 

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