Benchè sinceramente
fedele ad Hitler, tanto da diventarne il suo
delfino, tentò a più riprese
di scongiurare il precipitare degli eventi
che porterà alla seconda guerra mondiale.
Una volta superata la fase critica non tardò però ad
allinearsi al suo Fuhrer. Ebbe una vita spesso
drammatica, con due matrimoni passionali, ma
anche forieri di guai. Per un lungo periodo
fu anche dipendente dell’amorfina e sull’orlo
della follia. Risultò utilissimo ad
Hitler perchè il suo glorioso passato
nell’esercito germanico e le sue conoscenze
tra gli alti ufficiali e i miliardari, convogliarono
finanziamenti e simpatie alla causa nazista.
La sua vita si concluse con un suicidio, dopo
che il tribunale di Norimberga lo condannò a
morte. Nessuno più di Joseph Goebbels
incarnò il senso di rivincita umano
e sociale che molti nazisti rappresentarono.
Molti gerarchi da emarginati e falliti della
società diventarono vendicatori di torti
subiti.
Goebbels si ammalò da piccolo
di poliomelite e questo gli condizionò l’infanzia
e l’adolescenza. Crebbe solitario ed
emarginato, studiò molto e si avvicinò al
clero, al quale pareva destinato. Dopo che
venne scartato per il servizio militare, si
immerse ancora di più negli studi conseguendo
un grado culturale molto elevato. Iniziò la
carriera di giornalista e scrittore, ma raccogliendo
solo clamorosi e totali insuccessi. Questo
farà nascere in lui l’odio per
gli ebrei, rei di monopolizzare la cultura
tedesca. Entrato nelle file dei nazionalsocialisti
ne diventerà l’anima pubblicistica
e propagandistica. Il suo carisma di oratore,
la sua spietata indifferenza verso qualsiasi
valore etico pur di raggiungere lo scopo, la
sua geniale creatività e il suo enorme
autocontrollo, porteranno al nazismo il consenso
delle masse. Morirà suicida con tutta
la famiglia nel bunker di Berlino.
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