Il
fascino antico della nobile arte del pugilato rivive
nelle storiche immagini del dvd “Facce da pugni”.
Dai tempi delle olimpiadi dei greci, e anche precedentemente,
la boxe (che non si chiamava ancora in questo modo)
con lo scontro fisico, con il confronto di due atleti
che usavano le sole mani nude (poi fasciate, e, molto
più tardi, protette da guantoni) chiuse a pugno
per dimostrare superiorità fisica, agilità e
abilità, suscitava grande interesse ed era molto
praticata. Dopo la nascita di questa disciplina sportiva,
per molti secoli il mondo non se ne interessò più,
fino ai secoli scorsi; nel ‘600 e ‘700
era praticata a livello di zuffa senza regole codificate,
senza guantoni, senza quel necessario senso cavalleresco
che distingue il pugilato dallo scontro di strada.
Nell’’800 si pongono le regole sportive,
nasce la figura dell’arbitro, il quadrato di
gioco, si introducono le categorie dei concorrenti
in base al loro peso e nascono le prime palestre dove
gli allenamenti sono tesi proprio a migliorare la forma
fisica e a imparare le tecniche di combattimento. I
grandi campioni, quelli che hanno infiammato le grandi
folle, e che ancora ricordiamo sono i gladiatori del
nostro tempo, del XX secolo. Il dvd ripercorre la storia
e le fasi salienti delle carriere di pugili indimenticabili.
Dai primissimi campioni e relativi incontri leggendari,
come il mitico newyorkese Demspey che, raggiunta la
notorietà, si diede al cinema muto, ottenendo
più fiaschi che sul ring. Nel 1926, a Philadelphia,
Dempsey incontrò un altro formidabile pugile,
Tunney, dato perdente dai bookmakers. James Tunney,
iniziatore di un altro stile di boxe, vinse l’incontro
e il titolo dei pesi massimi, ma il pubblico non lo
amò, anzi, lo ritenne per sempre quello che
aveva sconfitto l’idolo del cuore. Si incontrarono
ancora, ma alla fine quando Tunney si ritirò dalla
boxe era imbattuto. 1936, fu la volta di un altro grande,
Joe Louis detto il “bombardiere nero”,
a finire al tappeto, battuto dal tedesco Max Shmeling
di nove anni più vecchio. Ma ogni carriera,
per quanto smagliante, è destinata a dare spazio
alle nuove leve, più giovani soprattutto, ma
anche portatrici di nuove tecniche. Vediamo così,
in rare e suggestive immagini, Rocky Marciano, detto “Toro
scatenato”, demolire uno dopo l’altro i
suoi avversari; vediamo Sonny Lingston; quindi Cassius
Clay, che iniziò giovanissimo dominando l’intera
storia del ring, saltava come un ballerino, insultava
e faceva boccacce, dava spettacolo in tutti i modi.
Assistiamo all’inaugurazione del più grande
tempio della boxe, luogo per eccellenza deputato allo
svolgimento degli incontri di pugilato: il Madison
Square Garden. Venne il momento anche di Cassius Clay
(che nel frattempo aveva abbracciato la fede musulmana
e cambiato il nome in Mohammed Alì) di abbandonare
il titolo, a favore di Frazier. Anche Frazier, però,
che aveva abbattuto il colosso Alì dovette soccombere,
a Kingston in Giamaica, contro John Foreman dopo aver
saggiato per ben sette volte il tappeto. La storia
recente ci ha consegnato un super-prodotto della natura,
un atleta nato esclusivamente per vincere e schiacciare
gli avversari con tremendi knock-out: Mike Tyson, personaggio
idolatrato dalle folle, ma anche contraddittorio per
via delle sue propensioni alla violenza e agli eccessi:
indimenticabile il morso all’orecchio al suo
avversario, le sue incriminazioni per violenza carnale
e molestie.
ROBERTO DESIDERATI